Raggi UV e lavoro: come prevenire gravi danni alla salute

Raggi UV

Eccessiva esposizione ai raggi UV: rischi per la salute e per la sicurezza

Il tema del caldo estremo e dell’esposizione ai raggi solari è di assoluta attualità come dimostra l’Ordinanza della Regione del Veneto e di altre Regioni in merito al lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata. In questo articolo vediamo come i raggi UV costituiscono un pericolo per la salute a lungo termine. Spesso ci si affida soltanto alla crema solare “quando me ne ricordo”, ignorando che una protezione davvero efficace richiede strategie diverse, dai tessuti filtranti ai tempi di esposizione. Scopri perché i raggi UV sono un rischio professionale e come difenderti anche al lavoro all’aria aperta.

Un esempio: con e senza raggi UV

Danni raggi UV
Esposizione raggi UV

Un confine netto divide la pelle rugosa del collo da quella liscia del dorso nella foto di questa signora. È la cicatrice invisibile lasciata dai raggi UV dopo anni di esposizione. 

L’invecchiamento della pelle è solo uno dei tanti sintomi da eccessiva esposizione al sole: i danni causati dai raggi UV non solo minacciano la pelle, ma possono anche avere effetti a lungo termine sulla salute generale. 

Agricoltori, muratori, asfaltatori, marinai e giardinieri sono fra le categorie più vulnerabili perché collo, orecchie e avambracci restano spesso scoperti. Di seguito capiamo come contrastare questa esposizione professionale quotidiana che può accelerare l’invecchiamento cutaneo e favorire tumori della pelle.

Perchè i raggi UV danneggiano la pelle

Quando la luce solare colpisce la cute, le radiazioni UV non si fermano sullo strato più superficiale, ma penetrano anche negli strati più profondi della nostra pelle in cui si trovano i fibroblasti, le cellule che, producendo collagene, aiutano a mantenere la pelle elastica e che la riparano in caso di lesioni. 

Il fenomeno dell’invecchiamento solare deriva proprio dal danno causato dalle radiazioni UV a danno di queste cellule, ma è solo l’inizio! Le stesse radiazioni sono in grado di causare mutazioni del DNA su molte tipologie di cellule della cute e sono infatti il primo fattore di rischio in assoluto per il tumore della pelle, il melanoma, e carcinomi cutanei.

Lavorare all'aperto: un'esposizione professionale sottovalutata

Questo fattore di rischio diventa un’esposizione professionale per tutti i lavoratori che svolgono mansioni all’aperto o che utilizzano macchinari che producono questo tipo di radiazioni.

Mentre per tutta la popolazione questo è un rischio legato prevalentemente ad alcuni momenti dell’anno, per agricoltori, pescatori, muratori, giardinieri, asfaltatori e marinai, l’esposizione cronica aumenta enormemente la dose di radiazioni assorbite durante la vita, soprattutto in quelle zone della nostra pelle che non sono coperte da vestiti e o da DPI (dispositivi di protezione individuale). 

Quando si è esposti per lavoro non bastano le protezioni solari in crema, che proteggono in maniera limitata nel tempo, ma bisogna utilizzare dei dispositivi specifici come quello esemplificato qui sotto, studiati appositamente per essere traspiranti, assorbire le radiazioni UV e permettere al lavoratore di operare in sicurezza anche sotto il sole!

Dispositivi di protezione individuale

1. Copricapo con flap protettivo (immagine esempio) per collo e orecchie.

DPI copricapo

2. Gilet ad alta visibilità con tessuto filtrante UPF 50+.

DPI gilet

3. Manicotti e collari leggeri in tessuto tecnico traspirante.

DPI collare

4. Occhiali polarizzati UV400 per prevenire cataratta e maculopatia.

DPI occhiali

Come scegliere il dispositivo giusto

  • Certificazione: cercare etichetta EN 13758-2 o UPF 50+.

  • Traspirabilità: mesh o micro-fori per evitare colpi di calore.

  • Compatibilità: il flap deve adattarsi a casco o elmetto senza ridurre la visibilità laterale.

  • Manutenzione: lavabile a 40 °C senza perdere il potere filtrante.

Effetti a breve e lungo termine: salute e lavoro

Nei primi giorni o nelle prime settimane di esposizione intensa, la pelle reagisce con eritemi e scottature: arrossamenti dolorosi che obbligano spesso il lavoratore a fermarsi, riducendo la produttività dell’intero cantiere o campo.

Con il passare degli anni, l’irraggiamento cronico accelera il fotoinvecchiamento: compaiono rughe profonde, ispessimenti e macchie che rendono la cute più fragile e ne peggiorano l’aspetto, incidendo sul benessere e sul comfort di chi opera stabilmente all’aperto.

Se l’esposizione prosegue per decenni senza adeguata protezione, il danno diventa strutturale: si formano cheratosi attiniche – lesioni precancerose – e aumenta drasticamente il rischio di melanomi e altri tumori cutanei. A quel punto le conseguenze non sono più solo estetiche: i costi sanitari crescono e può scattare l’inidoneità alla mansione, con inevitabili ripercussioni economiche sia per il lavoratore sia per l’azienda.

Il sole è un alleato dell’umore, ma sul lavoro diventa un nemico silenzioso. Investire in DPI anti-UV specifici significa tutelare la salute dei dipendenti, ridurre assenze e responsabilità penali. 

Proteggi oggi la pelle: un piccolo gesto per una grande protezione.

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